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lunedì 21 novembre 2016

Come creare il tuo cristallo


Step 17 - Brevetto "Amethyst in snow"

Il brevetto si riferisce al campione di una specifica tipologia di pianta appartenente alla famiglia delle "Centaurea plants", conosciuta in botanica come " Centaurea montana". La pianta è caratterizzata da un portamento eretto, da una fioritura libera e dal cromatismo del fiore bianco e ametista.
L' "Amethyst in snow", come si è detto, è stata selezionata all'interno di una popolazione di piante senza nome studiate nel 2002 nei Paesi Bassi. 
Il brevetto è stato registrato da Elisabeth Sahin il 22 maggio 2006.

lunedì 14 novembre 2016

Step 14 - La chimica dell'ametista

La formula chimica dell’ametista è SiO2 (biossido di silicio), la sua colorazione violacea è causata da impurità di ferro e di manganese. Si può trovare in natura anche in diverse sfumature di verde e giallo, a seconda dei trattamenti termici a cui è sottoposta o all’esposizione solare.

Inoltre, l’ametista cambia la sua colorazione anche se riscaldata a temperature tra i 400 °C e i 550 °C, passando quindi dal caratteristico colore viola al colore giallo del “citrino” oppure al raro quarzo verde. Il quarzo, se esposto alla luce solare, diventa sempre più chiaro, fino a perdere la sua colorazione originaria.

giovedì 27 ottobre 2016

Step 6 - Ametista e la scienza


Troviamo il color ametista, inteso in particolare nella sua sfumatura prossima al viola-violetto, protagonista di numerosi studi scientifici, legati, soprattutto, al campo della fisica.

All’interno dello spettro del visibile, ovvero di quella parte dello spettro elettromagnetico che noi esseri umani percepiamo come luce, il violetto occupa una parte consistente nell’area dei raggi UV, i raggi ultravioletti, ad una lunghezza d’onda compresa tra i 380 e i 450 nm.

La spettroscopia ha convertito le “sfumature arcobaleno” della luce solare nei moderni display a colori, semplificando, ovviamente, il processo di ricezione luminosa da parte nei nostri occhi: tre soli colori, il rosso, il verde ed il blu servono ad approssimare tutti gli altri colori dello spettro, tra cui il violetto, compreso tra il rosso ed il blu.


Le radici di quelli che noi oggi definiamo studi spettroscopici sono in realtà molto lontane.
Già nel Medioevo ai colori veniva attribuito il potere di innescare numerose associazioni, in particolare, quelle che riguardavano i colori ed i pianeti, ed alcune affinità con metalli e pietre preziose.
Il viola era così associato al segno della Vergine e a quello dei Gemelli, e nella “ruota dei colori” troviamo indicata proprio l’ametista.


da Anna Marotta, Policroma, dalle teorie comparate al progetto del colore, Torino, Celid, 1999

Intorno al 1506 risalgono le teorie di Leonardo da Vinci sui colori e gli elementi, quelle di Matteo Zaccolini del 1616, quelle di Athanasius Kircher del 1646, fino a quelle di Newton.

da Anna Marotta, Policroma, dalle teorie comparate al progetto del colore, Torino, Celid, 1999
Newton, scrisse il suo trattato, Opticks, all’ inizio del ‘700, quando si credeva che i colori fossero un insieme di luci e di ombre, e che fossero i prismi a colorare la luce.
Precedentemente Cartesio, Hooke e Boyle avevano condotto i primi esperimenti sui prismi, attraverso degli schermi che sembravano produrre una serie di miscugli di colori. L’ intuizione di Newton fu di capire che era necessario allontanare il prisma dalla fonte luminosa per ottenere uno spettro cromatico ben  visibile. A seguito di numerosi tentativi egli riuscì a mettere a punto la teoria sulla rifrazione dei raggi luminosi, e sugli angoli di incidenza, di cui ancora oggi ci serviamo in particolare nel campo fisico dell’ illuminotecnica.
Secondo i suoi studi, ampiamente comprovati nel corso del tempo, i raggi del violetto, un colore ad alta frequenza, vengono rifratti notevolmente attraverso il prisma, mentre il rosso, per esempio, viene deviato molto poco. Ecco perchè nell’arcobaleno, è possibile vedere distinti fasci di luce cromatica, in diverse posizioni.

Collocandosi su questa linea, nel 1766, troviamo il trattato di Moses Harris dal titolo “Triangolo e ruota dei colori”, quello di Ignaz von Schiffermüller : “Primo disco cromatico dei colori saturi”, del  1772, fino ad arrivare alla teoria dei colori di Goethe, che, al contrario dei precedenti, presenta notevoli differenze.

da Anna Marotta, Policroma, dalle teorie comparate al progetto del colore, Torino, Celid, 1999
Il saggio di Goethe “Teoria dei colori  pubblicando nel 1820, rappresenta, in un certo senso,
un passo indietro rispetto alla teoria di Newton. Egli sostenne infatti che i colori derivassero da un offuscamento della luce, e dall’interazione della luce con quelle che egli definiva “oscurità”.
Goethe intendeva studiare come i fenomeni ottici si presentassero ai nostri sensi, sottolineando il ruolo della coscienza del soggetto nel rapportarsi alla realtà.
Egli studiò i colori partendo da due poli opposti, i colori che si manifestano grazie alla luce ed i colori che si manifestano attraverso l’ oscurità. Il giallo, secondo questa teoria, è il colore che più si avvicina alla luce, mentre il blu è quello che più si avvicina alle tenebre.
Goethe verificò la sua teoria attraverso alcuni esperimenti, che coinvolgevano, ovviamente, un fascio di luce ed un prisma.
In seguito ordinò i colori in un cerchio cromatico, all’interno del quale compare il color violetto. L’ordine del cerchio cromatico prevedeva infatti il porpora, il violetto, il blu, il verde, il giallo, l’arancio.
Questa suddivisione gli servì per definire anche i così detti “colori armonici”, cioè coppie di colori opposti, o complementari, tra cui il Violetto - Giallo, e i “colori caratteristici” come la coppia Arancio - Violetto.


Rifacendosi alla teoria di Goethe, Philipp Otto Runge scrisse “Sfera dei colori” nel 1810, Michel - Eugène Chevreul “La ruota dei colori e il quadrante sollevabile”, nel 1861, James Clerck Maxwell il “Triangolo” nel 1861, Charles Blanc “Rosa cromatica” nel 1867, Wilhelm von Bezod “Piramide dei colori”, nel 1874, Ewald Hering “Disco cromatico” nel 1878, Ogden Nicolas Rood “Triangolo del colore”, 1879, Vasilij Kandinsky “Modello cromatico”, 1912, Albert Munsell “Albero del colore”, nel 1915, Wilhelm Ostwald “Doppio cono”, nel  1919, Alfred Hicktier “Cubo dei mille colori”, nel 1940, Johannes Itten “La sfera dei colori” nel 1961, per fare un esempio dei testi più significativi.









venerdì 14 ottobre 2016

Step 3 - Ametista, il suo codice nei cataloghi


I colori vengono identificati sui cataloghi e online tramite codici numerici o alfanumerici per riuscire a definirne il maggior numero.

Il modello di colore RGB si riferisce ad un modello di colore additivo, secondo il quale vengono combinate la luce rossa, verde e blu. La sigla RGB è infatti l’acronimo di “Red, green and blu”. Questo tipo di sistema viene impiegato principalmente in sistemi elettronici, nonostante sia nato come applicazione per la fotografia convenzionale, basandosi sulla teoria della percezione umana dei colori. 
Il codice RGB dell’ametista è 153, 102, 204.






Una particolare puntualizzazione del modello RGB è quella dei codici HSL e HSV, che indicano le coordinate cilindriche dei punti corrispondenti al codice RGB di ciascun colore. Sono quindi la rappresentazione su un solido tridimensionale del punto individuato con le sue coordinate nel RGB (punto che è ovviamente definito su un piano cartesiano proiettato sul cilindro). Nello specifico HSL indica la tonalità, la saturazione e la luminosità; mentre HSV è indica tonalità, saturazione, valore. 
Il codice HSL dell’ametista è 270°, 0,50, 0,60
Il codice HSV dell’ametista è 270°, 0,50, 0,80.

Il catalogo CMYK è, al contrario del RGB, un modello di colore sottrattivo, che si riferisce ai quattro principali inchiostri di stampa “Ciano, Magenta, Yellow and Key black”. Secondo il CMYK, il nero corrisponde alla combinazione completa di tutti gli inchiostri colorati, per questo è impossibile stampare un file con inchiostro nero da una stampante che abbia finito una qualsiasi delle altre tre cartucce fondamentali. 
Il codice CMYK dell’ametista è 0,25 0,50 0,00 0,20.




Il codice Hex è basato su un sistema numerico esadecimale a 16 simboli. I colori vengono rappresentati grazie a una tabella esadecimale in HTML. 
Il codice Hex dell’ametista è #9966cc.

Il Pantone Matching System Colour è un sistema di riproduzione di colori standardizzati da diversi produttori in diversi luoghi. Serve principalmente per garantire che aziende produttive affiliate, che non lavorano a contatto diretto, possano avere un fornito catalogo di riconoscimento del colore di ciascun prodotto. Per l’accezione cromatica viola dell’ametista esistono otto principali pantoni

Pantone 17-3628 TCX Amethyst Orchid
Pantone 17-3628 TPG Amethyst Orchid
Pantone 17-3628 TPX Amethyst Orchid
Pantone 18-3015 TCX Amethyst
Pantone 18-3015 TPG Amethyst
Pantone 18-3015 TPX Amethyst
Pantone PQ-17-3628TCX Amethyst Orchid
Pantone PQ-18-3015TCX Amethyst


Il sistema Ral viene principalmente utilizzato per i rivestimenti di vernice e, negli ultimi tempi, per materie plastiche pure. Un ologramma, coniato all’inizio del 2013 per ogni singolo prodotto Ral, rende impossibili da riprodurre le versioni non autorizzate. Il Ral corrispondente alla tonalità di ametista viola è RAL 4008.

Benjamin Moore & Co. è una società americana di produzione di vernici nata nel 1883. L’azienda si distingueva per la produzione di “Preparati Calsom Fine” che vendeva inizialmente attraverso rivenditori indipendenti. Nel tempo la linea di prodotti vernicianti Benjamin Moore è stata esportata, al punto che la società ha dovuto depositare il suo catalogo di colori. La varietà cromatica di ametista viola è definita dal catalogo Benjamin Moore come Amethyst cream 2071-50.